Il
genocidio ignorato
Saggio
sul Genocidio degli Armeni
Spesso
quando sentiamo o pronunciamo la parola “genocidio”, inevitabilmente i nostri
pensieri vanno a quello fatto nei confronti degli ebrei da parte del regime
nazista durante la seconda guerra mondiale. Quanto ci è stato insegnato a
scuola, nei lager morirono milioni di civili, nelle nostre menti torna spesso
l’immagine delle persone scheletriche trovate in quei campi dopo che i tedeschi
si erano ritirati, l’ingresso del campo di concentramento ad Auschwitz, Anna
Frank e trasposizioni cinematografiche come Il pianista di Roman
Polanski o La vita è bella di Roberto Benigni (anche se quest’ultimo ha
un grosso errore, dove Auschwitz liberata da gli americani anziché dai
sovietici). Il 27 gennaio è stata scelta come giornata della memoria per
commemorare l’olocausto. Eppure ci sta un altro genocidio che, purtroppo, passa
sempre inosservato e ha preceduto di tre decenni quello degli ebrei, uno
sterminio che ancor oggi pochi paesi riconoscono e i cui carnefici continuano a
negare. Quello degli armeni.
Già
sotto il dominio del sultano Abdul-Hamid II, detto il Grande Khan, tra il 1894
e il 1897 fu condotta una campagna di massacri contro gli armeni nota come massacri
hamidiani, in un impero reduce della sconfitta contro l’Impero Russo nella
guerra del 1877-1878. Nel 1915, a quasi un anno di distanza dallo scoppio della
prima guerra mondiale, l’Impero Ottomano, alleato della Triplice Alleanza,
operò dei veri e propri rastrellamenti nel proprio territorio nei confronti di
minoranze etniche che ci vivevano, in particolare nei confronti del popolo
armeno. Il governo dei “Giovani Turchi” temeva che il popolo armeno potesse
insorgere e allearsi con l’Impero Russo, allora nemico dell’Impero Ottomano
poiché membro della Triplice Intesa con Francia e Regno Unito, così il governo
prima liberò migliaia di detenuti dalle sue carceri che sarebbero poi divenuti
membri del governo turco per attuare le deportazioni degli armeni. Con la Legge
Tehchir (che in turco significa letteralmente "deportazione" o
"sfollamento forzato"), approvata il 27 maggio del 1915, veniva
autorizzata la deportazione della popolazione armena dell’impero, venendo
emanata il 1° giugno per poi terminare l’8 febbraio del 1916 per poi essere
abrogata tredici giorni dopo. Si trattava, per il governo ottomano, di una
“misura speciale”, una legge temporanea adottata nei confronti della
popolazione armena dell’Impero Ottomano, che conferiva ai militari un potere
esecutivo solo se c'erano parti contrarie all'implementazione. Le norme e i
regolamenti, inoltre, erano pubblici e condivisi con tutti i partiti politici.
Le
deportazioni degli armeni iniziarono già il 2 marzo 1915 e anche con la scadenza
della legge Tehcir, continuarono. Il 13 settembre 1915, venne approvata la
"Legge temporanea di espropriazione e confisca", dove tutte le
proprietà e i terreni degli armeni, dovevano essere confiscate dalle autorità
ottomane. Le marce della morte, organizzate con la supervisione di
ufficiali dell'esercito tedesco, coinvolsero circa 1.200.000 persone, di cui
migliaia morirono per stenti, fame, o sfinimento, mentre altre migliaia di
persone furono massacrate dai curdi e dall'esercito turco. Sul monte Mussa Dagh
gli armeni che erano sfuggiti ai rastrellamenti e si erano arroccati lì,
opposero un’eroica resistenza contro i turchi, prima di essere evacuati da una
nave da guerra francese che passava là vicino per puro caso.
Questo genocidio causò almeno 1,5 milioni di
morti, secondo il Patriarcato armeno di Costantinopoli tra 1.845.000 e
2.100.000, mentre i turchi minimizzano le cifre. Altre fonti come quella dello
storico Arnold J. Toynbee parlano di 1.200.000 di vittime mentre gli storici
stimano che siano tra 1.200.000 e 2.000.000 di morti, si parla addirittura di
oltre 3.000.000 di morti, ma la cifra più accettata da molti si ferma a 1.500.000
di vittime.
Gli armeni chiamano questo triste capitolo Մեծ
Եղեռն (Meç Eġeṙn, il grande crimine) oppure Հայոց Ցեղասպանութիւն (Hayoc'
C'eġaspanowt'yown, letteralmente Genocidio Armeno), un genocidio che a
differenza dell’olocausto è riconosciuto solo da una piccola parte del mondo e
che la Turchia continua a negare. Addirittura per i turchi le morti avvenute
durante le marce della morte non devono essere considerate genocidio ma dovuti
a eventi accidentali come la morte per fame, quando è evidente che tale
sterminio era mirato, secondo loro, per la simpatia degli armeni verso la
Russia. Tra le giustificazioni per le morti hanno addirittura additato la colpa
a delle “bande armene” e che la tolleranza che il popolo turco aveva, secondo
alcune fonti turche, verso le minoranze etniche avrebbe reso impossibile questo
genocidio.
Il Governo turco ancor oggi si rifiuta di riconoscere
formale il genocidio degli armeni da parte di altri Paesi. In Turchia parlare
di "genocidio" è un reato punibile con la reclusione da sei mesi a
due anni secondo l'art. 301 del codice penale, che mira a punire il "vilipendio
dell'identità nazionale". La legge è stata applicata anche nei confronti
di personalità turche conosciute internazionalmente, come ad esempio Orhan Pamuk,
il massimo scrittore turco vivente, incriminato nel 2005,
e il giornalista Hrant Dink, nel 2005 condannato a sei mesi. Persone
come Firat Hrant Dink, giornalista e scrittore turco di origine armena, hanno
purtroppo pagato con la vita. A causa di questa posizione, tra la Turchia e i
paesi membri dell’UE e la Santa Sede ci sono stati degli attriti ed è uno dei
motivi per cui ha generato delle difficoltà ai negoziati per far entrare la
Turchia nell’unione. Nel 2015 papa Francesco I ha dichiarato che “generalmente
viene definito come il primo genocidio del XX secolo”
denunciandone tutti i crimini commessi nei confronti dei cristiani.
Ad
oggi sono solo 29 i paesi a riconoscere ufficialmente il genocidio degli
armeni, tra queste ci sta l’Italia, mentre altri come la Spagna o il Regno
Unito lo riconoscono solo a livello amministrativo. Oltre alla Turchia, l’Azerbaigian
si rifiuta di riconoscere il genocidio stesso. E proprio l’Azerbaigian, in
tempi recenti, ha condotto una guerra contro la Repubblica dell’Artsakh, nella
regione del Nagorno Karabakh abitata da armeni, autoproclamatasi indipendente
nel 1991, causando l’esodo di migliaia di cittadini armeni, tanto che è stata
definita da alcuni la “Palestina del Caucaso”. Antonia Arslan, scrittrice italiana di origine
armena, ha così dichiarato:
“Gli
storici negazionisti sostengono che non fu adottata nessuna "pulizia
etnica" e che nel 1915 ormai con il mondo in guerra, due nazionalismi,
quello turco e armeno, si contrapposero. E che ad avere la peggio fu
quest’ultimo. Questi storici, in larga parte turchi, giustificano le
deportazioni e le morti come frutto di condizioni ambientali difficili, causate
da epidemie e stenti. La verità è che tra impiccagioni, fucilazioni,
detenzioni, fame e malattie il numero delle vittime armene è stato calcolato
intorno a un milione e mezzo. I Giovani Turchi, così chiamati per il loro
programma di rinnovamento e rottura rispetto al sultanato, animati da un
furioso nazionalismo furono la causa principale del genocidio.”
Anche il mondo del cinema e della musica non sono rimasti estranei a questo triste capitolo del XX secolo. Il gruppo musicale alternative metal dei System of a Down, i cui membri sono tutti di origine armena e hanno avuto parenti che sono morti durante il genocidio, nelle loro canzoni denunciano questo crimine. Chris Cornell, prima di morire, ha composto una canzone che tratta di questo argomento intitolata The Promise, brano utilizzato nell’omonimo film. Tra le celebri trasposizioni cinematografiche degne di nota abbiamo La masseria delle allodole diretto dai fratelli Taviani, tratto dall’omonimo romanzo di Antonia Arslan, Mayrig, Ararat – Il monte dell’Arca e il già citato The Promise, film girato in occasione del centenario del genocidio armeno e oggetto di trolling e votazioni negative online da parte di nazionalisti turchi per il tema trattato.
Un
popolo massacrato e costretto a lasciare le proprie terre, a cambiare identità
e diventare turchi per poter vivere, per secoli conteso da potenze come Roma,
Bisanzio o la Turchia stessa. Eppure anche loro meriterebbero molta più
attenzione mediatica alla pari dell’olocausto o degli altri stermini effettuati
nei confronti di altri popoli, poiché quello che subirono ha fatto sì che nel
diritto internazionale si potesse codificare il reato di genocidio. Paolo
Kessisoglu, del duo comico Luca e Paolo, il cui nonno paterno era armeno e
cambiò il cognome da Keshishian al turco Kessisoglu per sfuggire ai massacri,
ha dichiarato che purtroppo l’Armenia e il suo popolo sono visti come il “Molise
del mondo”. Un popolo stupendo, la cui nazione è stata la prima ad adottare
il cristianesimo come religione di stato, dalle radici millenarie, secondo la
leggenda discendenti di Noè, che si trova a cavallo tra il continente europeo e
quello asiatico lungo la catena montuosa del Caucaso.
La
frase tratta da Ararat – Il monte dell’Arca fa molto riflettere
sull’invisibilità del genocidio armeno:
“Sai
cosa disse Hitler ai suoi generali per convincerli che il suo piano non
poteva suscitare obiezioni? Qualcuno al mondo si è accorto dello sterminio degli
Armeni?”
“Fin
dalle prime deportazioni di gente strappata dai loro villaggi, il destino delle
donne fu in un certo senso diverso da quello degli uomini. Questi ultimi furono
brutalmente uccisi, le donne brutalmente sottomesse o accompagnate verso il
nulla del deserto siriano. Furono loro a resistere e a conservare il senso di
un’identità che altrimenti si sarebbe smarrita. Furono loro, nella memoria
difesa, la prima luce che squarciò il buio armeno.”
Antonia
Arslan
“Mi
piacerebbe vedere qualsiasi potenza mondiale distruggere questa razza. Questo
piccolo popolo di persone non importanti le cui guerre sono state tutte
combattute e perse. I cui edifici sono stati sbriciolati, la cui letteratura
non è stata letta, la musica non ascoltata e le preghiere non esaudite. Vai
avanti, distruggi l’Armenia. Guarda se ce la fai. Poi guarda se non rideranno,
canteranno e pregheranno di nuovo. Quando due di loro si incontreranno in
qualsiasi parte del mondo, guarda se non creeranno una Nuova Armenia.”
William
Saroyan
Lo
sterminio di un milione e mezzo di Cristiani Armeni, che generalmente viene
definito come il primo genocidio del XX secolo, e il successivo annientamento
di migliaia di persone sotto il regime totalitario, sono tragedie ancora vive
nel ricordo della generazione attuale.
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